Categoria: riflessioni

Uno dei grandi dilemmi dei nuovi blogger è: metterci la faccia o no.
La cosa non è così banale come sembra poiché ambedue le opzioni hanno dei pro e dei contro, ve li illustrerò perché è una scelta molto importante e bisogna anche prendere delle precauzioni.
L’anonimato consiste nel non mettere un nome reale ma un nickname, non collegare alcun social al proprio blog e non parlarne con nessuno.
La cosa non è banale e semplice come sembra, perché i lettori cercheranno di capire chi cavolo siete, e quindi far trapelare possibili amicizie, luogo di lavoro o di studio, città di nascita o residenza potrebbe rendere la ricerca più facile.
E qui nasce un problema: se scoprono chi siete e non siete come vi avevano immaginato, beh potete stare abbastanza certi che perderete dei lettori.
La cosa positiva è che potete parlare di chi vi sta antipatico, di chi vi piace, dei professori universitari o del vostro capo senza nessun problema perché sapete che tanto non vi leggeranno.
È statisticamente provato che, chi non rivela la propria identità, finisca per introdurre del sesso nei post e questo è il fondamentale motivo per cui se i lettori scoprono la vostra identità avete chiuso: se fate le fighe/i e poi siete completamente diversi, in quel momento decideranno di non leggervi più perché avrete tradito la loro immaginazione (se poi siete fighi/e veramente beh magari il passaparola diventa più veloce.)
L’altra opzione è rivelare chi siete, come me, in questo caso si ha il vantaggio di poter diffondere ciò che si scrive (io ce l’ho anche come firma nell’email), ma non si può parlare delle persone che conosci perché non sai se ti leggono o meno… Puoi immaginare che magari non lo facciano, ma non sei mai sicuro…
Altro problema minore è quando vuoi dire qualcosa a qualcuno e ti dice “ah si l’ho già letto sul tuo blog”, beh sei contento che ti abbia letto, ma questo ti preclude un’eventuale argomento di conversazione…
Inizialmente il numero di visite di un blog è molto basso e questo spinge spesso a cambiare idea e abbandonare l’anonimato con il quale si era iniziato… bisogno considerare che le visite cominciano ad arrivare dopo almeno 6-8 mesi, e che quindi bisogna superare la soglia critica* dei 3 mesi di vita, che non è certo facile!
Se scrivete bene e avete una vita interessante, beh potete anche non dire chi siete e avrete comunque successo. Certo, nessuno sa però chi siete e questo è anche ciò che affligge i supereroi mascherati.
È studiato scientificamente che il 90% dei blog chiude prima di aver superato i 3 mesi di vita, superati questi è probabile che ci sia un periodo di buona scrittura

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post pseudoseri riflessioni

La valigia è fatta. I libri sono dentro. 
E anche i vestiti.
Sono le 11 e sto aspettando l’ora di pranzo e successivamente/contemporaneamente l’ora per andare alla stazione. L’assenza di libri, fogli, formule e schede di internet aperte sui più disparati argomenti di matematica, mi rende inquieto. Lo scorrere del tempo è così lento che quasi mi annoio, da qui questo post senza se e senza ma.
Penso che la percezione temporale sia più relativa della stessa relatività [“Quando un uomo siede un’ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività.”] anche perché relativamente parlando, la percezione relativistica è la stessa per ogni soggetto e cambia solo se consideramo un confronto con un altro sistema [SperandoDiRicordareAncoraQualcosaSullaRelatività], infatti con i libri aperti, anche solo facendo una pagina, o solo avendoli vicino, nella speranza che tramite osmosi (purtroppo non inversa) qualcosa riesca a penetrare le labili membrane (forse è la scatola cranica che blocca questi flussi di informazioni), le ore passano con un’incredibile velocità angolare (Rif. orologio, moto circolare lancetta).
E’ mezzogiorno andiamo, è tempo di cucinare 

(Rif. D’Annunzio, I Pastori)
Non penso di essere normale
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post inutili quotidianità riflessioni

“Abbiamo iniziato nel garage, un piccolo garage dei miei genitori, buio, cupo, con l’elettricità instabile e un computer.”
Più o meno così iniziano le “grandi” interviste fatte ai “creatori” di qualche società ormai miliardaria.

Cazzate
Magari l’idea può esserti venuta nel garage mentre eri in uno sfrenato party, potresti persino aver comprato il dominio li, anche se mi chiedo perché lo devi fare nel garage e non in camera come tutti gli esseri normali, ma non puoi certo aver messo in piedi un sito che necessita di una banda e una quantità di memoria al di fuori dell’utilizzo casalingo… 
…Questa è l’apoteosi del sogno americano…
La possibilità di fare senza essere nessuno e senza avere niente… Peccato sia tutto falso…
Funziona più o meno così:
-Hai i soldi, scopri un qualche cosa di sconosciuto, ne vedi il potenziale e la compri.
-Hai l’idea, generi una beta (che non funziona perché ti mancano i soldi), crei un bellissimo business plan, vai alla ricerca di qualche fondo che ti dia i soldi e ti assista con qualche esperto in materia.
ma nel garage parcheggiaci la macchina
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economia quel che capita riflessioni

Qualche volta succede che andando al supermercato per caso mi venga in mente che mi manca qualcosa, solitamente si tratta del sapone che non compro spesso.
Ho notato una cosa strana…
Molte volte ho comprato il sapone la volta prima e tornando a casa mi sono accorto, infatti, di averlo già, pronto per essere utilizzato…
 E cosa ci sarebbe di strano?
C’è di strano che è lo stesso!! Possibile che andando al supermercato, poniamo in modo distinto perché non avevo memoria di averlo già comprato, io prenda lo stesso identico prodotto?
Prodotto che non compro abitualmente e che quindi non è imposto da abitudine e gusto, anzi, quasi sempre il sapone comprato è diverso da quello usato nel periodo precedente (magari non c’era quello che usavo io)!
Io sono molto attento a quello che compro, ma possibile che la scelta non mi sia “imposta” in qualche modo?

Dov’è la soglia della mia libera decisione e quella della scelta “vincolata”?
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personale riflessioni