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Il prezzo del petrolio precipita. Giriamo sui 66 dollari al barile (senza fare i sofisticati e differenziare i 500 tipi diversi). Immagine

Al contrario di quanto possiate pensare non è un bene, non lo è per niente.

Fino a poco tempo fa il prezzo mondiale del petrolio era deciso dall’OPEC che, a seconda di come si alzava la mattina, determinava quanto produrre e quindi di conseguenza anche il prezzo che poi si presentava sul mercato.

Poi l’America ha scoperto che avrebbe potuto esportare il proprio petrolio al di fuori dei confini americani, soprattutto grazie all’incremento produttivo proveniente dalle nuove tecniche basate sul Fracking (in poche parole prendi un ago gigante che conficchi nel suolo e ci spari dentro acqua, questa rompe le rocce e fa fuoriuscire gas e petrolio).
Bingo, l’America sposta il baricentro dei mercati energetici e diventa il primo produttore di gas a mondo.

Wow che figata… No per niente…

Ovviamene l’aumento dell’offerta ha ridotto il prezzo sul mercato, portando il prezzo del greggio a quello attuale. Quali sono le conseguenze? Troppe

Le società americane che sono nate proprio sul business del Fracking sono piccole e secondo un’analisi condotta da Bloomberg l’ammontare dei loro debiti sale. Spesso sono costrette al rifinanziamento per pagare i debiti. La sostenibilità di queste tecniche di estrazione non è garantita con un prezzo del greggio sotto la soglia dei 100 dollari al barile. Questo potrebbe portare al fallimento di numerose società, con di conseguenza una nuova bolla, come quella sui mutui, per poi far schizzare il prezzo del petrolio in brevissimo tempo a livelli decisamente più alti della soglia psicologica dei 100 dollari.

Ovviamente questo è nulla.

La Rosneft, società petrolifera russa, sempre secondo Bloomberg è la seconda società per rapporto debito su capitalizzazione al mondo: 60 miliardi di dollari da restituire e soli 50 miliardi di capitalizzazione. Nell’ultimo anno la capitalizzazione è diminuita del 38% e il rublo ha perso il 50% del proprio valore contro il dollaro, il che ovviamente pesa sul debito in valuta straniera. Ah sì, da sola estrae il 5% del greggio mondiale.

Ovviamente non dimentichiamoci gli altri paesi!

L’Argentina esporta il 20% della propria produzione di petrolio! Ricordiamo che ogni mese rischiano il default e di certo la riduzione dei prezzi non li aiuta nel risanamento economico.

Il Venezuela è in piena crisi con il 65% di inflazione e la mancanza di molti generi di prima necessita. Ricordiamo che è il 5 produttore al mondo di petrolio. La situazione è così grave che per la prima volta nella storia due mesi fa a importato petrolio estero per via delle difficoltà economche.

Si potrebbe continuare con l’Ecuador e con altri paesi, ma sarebbero solo ripetizioni delle precedenti situazioni.

Qui o qualcuno taglia la produzione o qualcuno taglia la produzione… non ci sono alternative.

#FacciamoCultura post pseudoseri